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Fratelli Calafuria - Venerdě 20 luglio Ninfeo Live Genazzano (Roma)

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Avete presente la storia dell'hypnagogic pop? E' il genere salito agli onori delle recenti cronache musicali grazie al giornalista David Keenan, che ha tratteggiato in un suo celebre articolo le linee concettuali e i significati di un certo modo di costruire e intendere l'indie-pop, proprio di band e artisti odierni anche parecchio lontani tra loro a livello stilistico: una musica che, riciclando le suggestioni e i ricordi frammentari e dal gusto "onirico" di una generazione cresciuta nei plasticosi Eighties, li ricontestualizza fondendoli con l'attuale estetica indie, creando uno strano cortocircuito spazio-temporale dove il rock Fm più vicino al famigerato Aor incontra il lo-fi della nuova generazione.
In "Musica Rovinata", secondo lavoro per i Fratelli Calafuria se escludiamo l'Ep "Altafedeltàpaura", l'intento sembra essere il medesimo che muove progetti come Ariel Pink, Memory Tapes, Toro Y Moi e compagnia bella.

Le differenze sono sostanzialmente due: qui la materia trattata è il rock, non il pop; le sonorità da riciciclare sono quelle dei più vicini anni Novanta. Possiamo quindi parlare di una sorta di hypnagogic rock? Beh, ascoltando brani come "Bello", "Pulsantoni", "Disco Tropical" è difficile affermare il contrario: chitarre affilate alla Faith No More, pulsazioni wave funk, innesti e idee ritmiche rimandano a quegli anni dove il crossover tra stili e suoni era pratica ampiamente accettata e diffusa.
Bisogna constatare che il talento del gruppo nell'assemblare tale complesso gioco di rimandi e riattualizzazione estetica è indubbiamente ben espresso: da "Pezzo Giallo", che parte come furioso hardcore per stemperarsi in un refrain più convenzionalmente melodico, passando per le dissonanze Subsonica in "Di Testa", arrivando infine alla ballata malinconico-disco-funk di "Loretta", c'è tutta la cifra stilistica dei Fratelli Calafuria, i quali giocano con un apparato meta-testuale che si nutre in egual misura di sarcasmo e disillusione ("Fare Casino", la title track).

Tutto questo concorre a costruire la musica rovinata, dove il riciclo e lo scarto assurgono a pratica virtuosa. L'unico dubbio che ci viene da esprimere è quale direzione potranno prendere in futuro i Fratelli Calafuria, dato che un progetto del genere è da ritenersi concluso nel momento stesso in cui viene proposto: le qualità espresse in questo lavoro ci fanno comunque essere ottimisti. Per ora godiamoceli così. 

(cit. ondarock.it)



    - associazioneninfea.org - 11:01 13/07/2012


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